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domenica 21 gennaio 2018

Giovani, gay e… senzatetto





Senzatetto oppure “Homeless”: un termine che sta prendendo piede anche nella nostra lingua in sostituzione al termine spregiativo di “barbone”. Si parla di tutte quelle persone che troviamo sedute in un angolo di marciapiede delle grandi e piccole città e che portano con sé solo i ricordi della loro vita precedente e qualche oggetto personale, residuo di un passato che sembra lontano anni luce. Fino a poco tempo fa si pensava che chi finisse in strada incarnasse alcuni “standard” o cliché. Ciononostante l’involuzione sociale penetra nel disagio creando nuove realtà. Non deve stupirci che nei soli Stati Uniti siano presenti oltre 200mila homeless lgtb (2016) in gran parte ignorati dalla Chiesa Cattolica.

Carl Siciliano, fondatore della ONG Ali Forney Center di New York che offre servizi di emergenza per i senzatetto gay, lesbiche, bisessuali e transgender, dopo aver indirizzato nel 2012 una missiva all’arcivescovo Thimoty Dolan nella qualche chiedeva un aiuto per i suoi assistiti, ricevette come risposta che era necessario difendere in primis i valori della Chiesa.
L’emergenza dei giovani senzatetto lgbt è un fenomeno in continua evoluzione tanto che è nata una pagina Wikipedia (https://en.wikipedia.org/wiki/Homelessness_among_LGBT_youth_in_the_United_States ) che raccoglie dati su questa atroce discriminazione. Tuttavia ad ora non c’è nessun programma o legge federale che supporti i giovani omosessuali e transgender.



Ma tornando a quei 200mila, secondo i dati ufficiali i giovani Lgtb senzatetto sarebbero il 40% del totale, percentuale che si rispecchia anche in Europa. Nel Regno Unito (sempre dati del 2016) i ragazzi inglesi LGBT costretti a vivere per strada costituiscono ben il 24% dei giovani homeless. Alcuni subiscono violenze e percosse, altri vengono allontani nell’assurdo tentativo di “curarli” dall’omosessualità. Molti di loro hanno ammesso che, una volta in strada, hanno dovuto ricorrere alla prostituzione per sopravvivere.



Qual è la situazione in Italia? I primi dati sono arrivati da una ricerca del 2015 promossa dall’associazione “Avvocato di strada” di Bologna dove si cercava di capire l’entità di questo fenomeno che appare in sensibile aumento: giovani rifiutati dalla famiglia, ma anche gay e trans in fuga dai loro paesi di origine perché perseguitati dalla legge. Per far fronte a questa nuova emergenza sociale, comuni e associazioni stanno cercando di creare una rete di supporto: case di accoglienza, sportelli di ascolto e percorsi di integrazione che aiutino le persone LGBT che vivono in strada a rientrare nella società. A Roma è ormai operativo il “Refuge LGBT”, una casa accoglienza per giovani omosessuali tra i 18 e i 26 anni d'età che sono stati cacciati di casa di genitori: nato dalla collaborazione tra Gay Center e la Croce Rossa, offre assistenza gratuita, supporto legale e psicologico e mediazione familiare.
Tuttavia rimane ancora molto da fare: fino a che l’intolleranza e l’omofobia persisteranno, ci sarà sempre un giovane ragazzo gay seduto sul marciapiede a capo chino.

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venerdì 5 gennaio 2018

Intervista a Cristiano Pedrini in occasione dell'uscita de "L'ombra del principe"





Connor Riley è un giovane medico brillante.
Evan Russell appartiene a una delle più prestigiose famiglie inglesi.
Un futuro certo e appagante aspetta il primo, mentre al secondo è riservato un destino già segnato da una malattia che non lascia scampo.
Due mondi che stanno per fondersi quando Connor viene scelto per assistere Evan durante una cura sperimentale. La sua unica certezza è quella di non volersi separare in alcun modo da quell'arrogante e introverso ragazzo che ha abbandonato ogni suo sogno in attesa della propria fine.


È questa la trama de "L'ombra del principe" di Cristiano Pedrini, lo scrittore che negli ultimi quattro anni ha pubblicato una mole colossale di romanzi, tanto da non poter proprio passare inosservato nella piccola nicchia del panorama letterario contemporaneo Lgbt. Citando le sue parole: "Nel mese di agosto del 2014 ho iniziato quella esaltante e incredibile avventura che è la scrittura. Qualcosa che mi spinge a ritrovare me stesso, a fare i conti con ciò che sei ed a immaginarti un mondo diverso, forse migliore o forse peggiore, a seconda degli occhi di chi vede e legge ciò che esprimi."

Il volume "L'ombra del principe", edito da Triskell Edizioni, è già disponibile su Amazon.it e su tutti i maggiori online store.

Cristiano Pedrini

Per l'occasione, ho deciso di fare qualche domanda all'autore:

L'ombra del principe è il tuo primo romanzo edito da Triskell Edizioni, cosa ti aspetti da questa esperienza?

A dire la verità non saprei… certo si corre il rischio di far volare le proprie aspettative ma in fondo ciò che sei e che vuoi trasmettere con i tuoi romanzi rimane immutato sia che pubblichi in self o con una casa editrice.

Di cosa parla l'ombra del principe?

Questo romanzo si discosta dall’idea classica di romance. Come molti miei romanzi mi piace giocare a spaziare tra i generi ma stavolta il personaggio principale, il giovanissimo Evan decide di ribellarsi a se stesso e lo fa nel momento in cui qualcosa invade la sua quotidianità scandita dall’attesa dell’esito ferale della malattia che l’ha colpito. E questa ribellione lo vede riacquistare la forza di compiere quell’unico sogno che aveva abbandonato. Una forza che sa potrebbe essere a termine, come la sua vita.

Hai prodotto una discreta quantità di romanzi fino ad ora, qual è il tuo preferito? E quale è stato maggiormente ben accolto dai lettori?

Se parliamo di numero di copie vendute e di recensioni positive da parte di lettori e blog posso citarvi “Le regole di Hibiki” e “Madras”. Sulla tua prima domanda, beh posso dirti che un posto di riguardo va al mio primo romanzo “La teoria del pettirosso”. In questo romanzo c’è una parte del mio vissuto, forse l’averlo raccontato nel modo in cui tu hai descritto mi è risultato naturale ma soprattutto è il libro che mi ha permesso di vincere un blocco “da scrittore” che avevo da oltre vent’anni.

Vivere di scrittura è molto difficile, se non impossibile, in Italia. Per questo ormai la maggior parte della gente lo considera un hobby. Tu ti ritieni uno scrittore professionista, che lo fa di mestiere, oppure percepisci la tua attività come un semplice passatempo?

Io mi definisco autore part-time… Ho un lavoro che amo e che mi lascia ogni giorno a contatto con libri e lettori lavorando da oltre vent’anni in una biblioteca. Scrivere per me all’inizio era solo un piccolo rifugio e sono passati mesi prima di decidermi al solo pensare all’autopubblicazione.
Vivere nel mondo reale solo con le mie storie sarebbe ed è impossibile, fortunatamente posso permettermi di vivere con esse in quello dell’immaginazione e della fantasia.

Se dovessi consigliare a qualcuno che non ti conosce di leggere un tuo libro, da quale gli suggeriresti di iniziare?

Bella domanda… I miei romanzi trattano come colonna portante il rapporto affettivo tra persone dello stesso sesso ma contrariamente a molte altre opere io non tratto questi sentimenti come “il problema” a cui unire intolleranza e ipocrisia per sviluppare la storia. Per la mia visione l’amore e l’affetto che lega due ragazzi non è il solo nocciolo della storia. Ad esso si intrecciano alcuni filoni: lo storico, con “Madras”, il drammatico con “Klein Blue”, il giallo con la trilogia “Opportunity-Rhapsody-Infinity” e così via…
Quindi se un lettore vuole andare oltre e semplicemente leggere una storia libera da pregiudizi basati sull’orientamento sessuale sarà il benvenuto… a voi la scelta da dove iniziare questo viaggio!

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venerdì 1 dicembre 2017

Intervista a Runny Magma, lo scrittore LGBT "fantasma", in occasione dell'uscita di ‘Small Town Boys’





Un vecchio diario. Un ragazzo cocciuto. E un mistero da risolvere...
Niccolò sta vivendo l’estate fra la maturità e l’università. Ha una cotta per l’ex Professore di Filosofia, una zia single un po’ sfigata e le idee poco chiare sul suo futuro. Questa monotonia viene interrotta dalla scoperta di una tragedia avvenuta trent’anni addietro a un coetaneo dell’epoca, gettatosi sotto un treno per sfuggire al bullismo e all’omofobia. Niccolò si convince che non si sia trattato di suicidio ed è intenzionato a fare giustizia. Correrà il rischio di mettersi nei guai o quello di trovare la sua strada?


È questa la trama di "Small Town Boys", l'ultima fatica letteraria di Runny Magma, lo scrittore che NON ha intenzione (per il momento) di rivelare alcun indizio sulla sua persona se non che "alle giarrettiere preferisce le bretelle e adora azzannare liquirizia, il suo gatto e altre cose che magari immaginate senza starlo a spiegare."
Il volume, totalmente autoprodotto, è già acquistabile sia in formato cartaceo che digitale su Amazon.it



Per l'occasione, ho fatto qualche domanda all'autore:

Nel tuo blog ufficiale, parlando di te stesso in terza persona, affermi: "RUNNY MAGMA mantiene segreta la sua reale identità affinché i suoi scritti vengano valutati al di là di qualsiasi pregiudizio". A cosa ti riferisci precisamente?

Negli ultimi anni la narrativa lgbtqi è stata un po’ sdoganata, per quanto sia ancora di nicchia, ma nel momento in cui ho iniziato c’erano un sacco di polemiche sull’emergente mm romance. Nella mia prima intervista rilasciata al compianto Alessandro Rizzo di “Pianeta Gay” risposi così: “Se scrivi romance devi essere donna, se scrivi gay fiction devi essere uomo, se sei esordiente non sai scrivere, se sei un professionista sei raccomandato, se sei giovane non sai niente della vita, se sei vecchio sei da rottamare, se sei sconosciuto non hai abbastanza amici, se sei conosciuto hai troppi nemici.” Sdoganata o non sdoganata, secondo me la tendenza è ancora questa.

È possibile sapere l’età? In caso contrario dacci almeno un indizio. Io ad esempio ho 27 anni, tu ne hai di più o di meno?

Di più 😉

Cosa pensi del self publishing? Contribuisce alla libera espressione o permette a tutti, anche a chi non sa scrivere e non ha nulla da dire, di pubblicare una propria opera?

Entrambe le cose, ma ormai lo stesso discorso vale per le case editrici in crisi che pescano alla cieca in preda ad attacchi di panico.

“Small Town Boys” è il tuo ultimo romanzo ed è disponibile solo in lingua italiana. Come mai hai scelto proprio un titolo in inglese?

“Smalltown Boys” dei Bronski Beat è una delle più celebri canzoni legate all’universo lgbtqi. Negli anni ‘80 (epoca in cui si trovano le radici della storia) è stata correlata al primo videoclip lgbtqi di rilevanza mondiale. Una sceneggiatura triste ma piena di speranza, happy end incluso. Ho solo spezzato l’aggettivo per non avere problemi di copyright, ma il senso di ambedue i testi è lo stesso. Ci sono molti altri riferimenti legati a quegli anni, ogni capitolo difatti richiama una canzone pop incentrandosi sul tema in questione, fino al reprise finale.

Di cosa parla Small Town Boys?

La storia è narrata in prima persona al presente dal giovanissimo protagonista, per cui il lettore segue gli eventi in corso solo dal suo punto di vista. Alcuni dettagli sono un pretesto per raccontare altro, ma la struttura in definitiva è quella del giallo, quindi sia Niccolò sia chi legge ha a disposizione i particolari che potrebbero portare alla soluzione, che per ovvie ragioni non posso rivelare in questa sede. Tuttavia c’è tempo per riflettere sulle differenze tra due epoche e sui cambiamenti che sono o non sono avvenuti nel frattempo. Ho cercato di affrontare il tema ostico con coscienza, ma anche con ottimismo, per non perdere l’ironia dei miei lavori precedenti che erano più leggeri. Ma questo lo lascio fare perlopiù ai personaggi. In riferimento allo ‘sdoganamento’ di cui sopra, è certo che Niccolò vive tempi più facili rispetto a quelli 'subiti' da Loris... ma proprio grazie a tanti Loris.

BIOGRAFIA

Nel 2015 Runny Magma ha pubblicato i romanzi "Mascarado", "Perfect Strangers" e la mini-raccolta "Porcahontas e (S)mascarado", nel 2016 il romanzo "A qualcuno piace tiepido", nel 2017 "Small Town Boys". Ha anche curato la rubrica "Drag Stories - Storie di strascichi" sul blog "Refusi Etc.", dove ha dato voce alle drag queen italiane.

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giovedì 30 novembre 2017

È tempo per un cambiamento in Egitto?


Concerto del cantante Mashrou' Leila al Cairo

In Egitto non esistono leggi specifiche sulla sodomia benché vengano utilizzate altre norme e cavilli giudiziari per avviare procedimenti penali nei confronti di chi pratica attività omosessuale. Fra queste, la più importante era stata originariamente introdotta per combattere la prostituzione, ma è diventata potenzialmente in grado di criminalizzare qualsiasi rapporto occasionale o promiscuo a prescindere dal sesso delle persone coinvolte.
Il termina arabo per “prostituzione” è infatti “di' ara”, ma la commissione parlamentare che si occupò di redigere la legge nel 1949 inserì anche la parola “fujur” (depravazione).
Per un approfondimento leggi anche: Islam e omosessualità

Persino l'applicazione Grindr mette in guardia: "Le autorità egiziane stanno arrestando persone Lgbt, la polizia stessa potrebbe fingersi Lgbt all'interno dei social media per tenderti una trappola, fai attenzione a chi incontri e a non postare informazioni che possano rivelare la tua identità

Recentemente vi è stata un'ondata di arresti, con epicentro nella capitale, in seguito all'apparizione di bandiere arcobaleno durante il concerto del cantante Mashrou’ Leila, interprete indie rock libanese che si definisce fieramente musulmano, arabo e gay. Successivamente alla reazione furiosa dei media egiziani, per lo più conservatori e fortemente legati al governo, circa 70 individui appartenenti alla comunità Lgbt sono stati arrestati con l'accusa di "dissolutezza dei costumi" e "depravazione".
Di questi, secondo gli ultimi aggiornamenti, almeno 16 sono stati condannati a tre anni di carcere ed altri tre anni di libertà condizionata.

Attualmente la libertà di espressione è seriamente in pericolo in Egitto, persino il famoso poeta Mohsen al-Balasy, dopo aver affermato in diretta su al-Mehwar TV che "la società non dovrebbe escludere chi è diverso" è stato fatto allontanare dagli studi della trasmissione. Dopodiché non sono tardate le telefonate (sempre in diretta e in questo caso senza censura) di spettatori inferociti. I gay dovrebbero essere condannati a morte, Balasy stesso dovrebbe essere "esaminato" dal ministro della sanità: questi i toni di un Egitto che si fa sempre più portavoce di discriminazione e omofobia.

Secondo numerose fonti almeno cinque dei detenuti sarebbero stati sottoposti a un esame anale volto a verificare la presunta omosessualità.

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martedì 21 novembre 2017

Qual è la situazione LGBT in Turchia?


L'omosessualità in Turchia è legale dall'avvento della repubblica nel 1923.
Nonostante ciò, la comunità Lgbt turca accusa tuttora maltrattamenti, ostilità, diniego dei diritti e persino numerosi casi di abuso e stupro. Secondo un recente studio circa l'80% dei cittadini turchi sostiene che l'omosessualità sia "eticamente intollerabile".
Inoltre l'instabile situazione politica dopo il colpo di stato del luglio 2016, la cui disfatta ha permesso al presidente Erdoğan di accrescere il proprio potere facendo piazza pulita dei detrattori, costituisce attualmente un grave pericolo per la democrazia. In tali situazioni di fragilità e insicurezza, così pure come ci insegna la storia, i diritti delle minoranze vengono spesso messi da parte e calpestati.

Già quest'estate si era svolto ad Instanbul, città aperta e multietnica per antonomasia, il consueto gay pride che da piazza Taksim avrebbe dovuto sfilare per le vie del centro. Dopo scontri e tafferugli con gruppi neo fascisti, la polizia aveva disperso la folla.

È ormai dal 2015, quando i partecipanti si era visti respingere con l'ausilio di gas lacrimogeni, che la Turchia non celebra più un gay pride a cuor leggero come avviene in altre nazioni europee quali Spagna, Francia, Germania o Regno Unito.
Dopo l'interdizione del Pink Life QueerFest (un festival del cinema gay) questo 15 novembre 2017,che si sarebbe dovuto svolgere nella capitale, le autorità di Ankara sono arrivate addirittura a proibire qualsiasi manifestazione o evento Lgbt "fino a nuovo ordine" in quanto tali proposte "potrebbero dare adito a contro-iniziative e ostilità da parte di gruppi avversi compromettendo così la pubblica sicurezza".
Detto in parole povere, visto che il governo non è in grado di tenere testa a criminali e fascisti, fa il loro gioco.
Una decisione singolare per un paese che mira ad entrare nella Comunità europea e che dovrebbe far riflettere sulla direzione politica che sta intraprendendo assieme al suo "presidente" - dittatore Recep Tayyip Erdoğan.

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lunedì 13 novembre 2017

Life stories: Andrej. Essere gay in... Gomel, Bielorussia


Tra radiazioni e incontri furtivi nella città più colpita dal disastro di Černobyl'

Andrej

Mi chiamo Andrej, ho 25 anni e vivo a Gomel, Bielorussia. Sono del 1991, venuto al mondo appena qualche anno dopo l'incidente alla centrale nucleare di Černobyl' che ha fortemente contaminato la nostra città. Sono nato con un leggero dislocamento osseo al torace, fortunatamente non ho avuto altre conseguenze. Non penso siano importanti per noi, le radiazioni. Ci abbiamo sempre convissuto e continueremo a conviverci. Ogni tanto appare qualche neonato con lievi mutazioni genetiche o piccoli difetti allo scheletro e agli organi interni, ma è una cosa con cui dobbiamo fare i conti.

Gomel è una città di circa 500.00 abitanti vicino al confine ucraino. Qualche bar, una manciata di ristoranti, tre cinema, parchi... una città tranquilla!

Abito in via Parizhskoy Kommuny vicino al fiume Sozh, in un modesto appartamento di proprietà assieme ai miei genitori. Non ho mai parlato molto con loro. Mia madre fa l'economista e lavora sempre in mezzo a mille scartoffie e grafici. Mio padre non fa nulla, l'unica occupazione che conosce è quella di ubriacarsi quotidianamente davanti alla Tv. E picchiare mia madre, quando capita.

Non sono dichiarato, non capirebbero.

Ho svolto una vita abbastanza comune.
Dai 6 ai 16 anni sono andato alla "scuola d'inglese". Solitamente gli studenti in Bielorussia hanno un'unica lezione d'inglese a settimana, ma dove andavo io ce n'erano ben due al giorno. Dopo, dai 16 ai 21 anni, ho frequentato l'università dove mi sono laureato in ingegneria edile.Tuttora lavoro per una ditta che si occupa di progetti di ristrutturazione.

Sapevo fin da piccolo di essere gay. O meglio, ne avevo avuto un sentore. Eppure la prima volta che mi è venuto in mente di incontrare un ragazzo avevo 18 anni. Era un coetaneo, bello da far paura. Tuttavia non ero "abbastanza" per lui e dopo una breve chiacchierata lungo le vie di Gomel ci siamo congedati.

Triste per l'insuccesso, per un anno non incontrai altre persone. Fino a che, a 19 anni, feci conoscenza con un ragazzo sul sito di incontri russo date.bluesystem. Si chiamava Feliks, aveva 26 anni ed abitava a Mosca, ma la distanza non mi spaventava. Avevo quasi vent'anni ed ero ancora vergine. Sentivo che se non avessi fatto qualcosa, la vita mi sarebbe passata davanti senza che me ne accorgessi. Ho immediatamente comprato un volo per Mosca con i risparmi. Era la prima volta che uscivo dal paese.

Feliks era originario di Petropavlovsk-Kamčatskij, all'estremo oriente russo, ma si era trasferito a Mosca per cercare di diventare un avvocato di successo. Mi ha accolto nel suo appartamento per una settimana.
Poco dopo il mio arrivo ci siamo baciati e abbiamo fatto subito sesso. L'ho fatto entrare dentro di me. Ero impaziente. Non credo nemmeno mi sia mai veramente piaciuto come tipo: era un ragazzo normale, smilzo e filiforme, capelli corvini e lucenti portati con un anonimo taglio a spazzola. Né bello né brutto. Ad oggi penso che questi siano stati gli unici motivi per cui ci sono andato a letto offrendogli la mia verginità: curiosità e impazienza.

Da lì in poi, non l'ho più fatto con altri. Aspetto ancora la persona giusta.

Abbiamo continuato a fare sesso tutta la settimana. Mi scopava più volte al giorno e in diverse posizioni. Tutta l'esperienza sessuale che ho l'ho acquisita da lui perché dopo non c'è più stato nessuno.
Successivamente è venuto a trovarmi a Gomel. Ha affittato un appartamento per tre giorni, solo per noi. L'abbiamo fatto di nuovo.

Se ci ripenso, non riesco veramente a ricordare cosa mi avesse attratto di lui. Eppure stavo cominciando a pensare che fossimo fidanzati o qualcosa del genere. Abbiamo continuato a chattare per i mesi a venire, finché non ho scoperto che usciva con altri ragazzi a Mosca. Decisi di recidere i contatti.

Dopodiché mi sono messo a chattare con un tipo di San Pietroburgo. Dopo quasi un anno di chat, mi sono fatto coraggio e sono partito per incontrarlo. Avevo vent'anni e lui ventidue. Faceva il barista, era alto e muscoloso. Non poteva ospitare quindi ho affittato una stanza. Mia madre mi aveva dato un po' di denaro per l'occasione. Era il mio secondo viaggio. E naturalmente l'ho invitato a dormire da me.

Cosa successe? Non successe nulla.
Bevemmo fino a scoppiare all'interno dell'appartamento e ci baciammo per qualche minuto. Mi girava la testa, ero euforico. Mi mise una mano sulla schiena, sotto la maglietta. Mi spogliò e cominciò a succhiarmi un capezzolo. Non capivo più niente, tutto pareva scorrere a un ritmo lento e cadenzato. Stava per sfilarmi di dosso anche gli slip, quando lo fermai. "No..." gli dissi "Non così. Non in questo modo."
Volevo semplicemente aspettare che fossimo entrambi sobri. Di tutta risposta si rivestì e si richiuse la porta alle spalle. Non lo rividi mai più.

Da quel momento ho incontrato soltanto un altro ragazzo. Avevo 23 anni e lui dieci in più di me. Mi ha portato a fare un giro in macchina e ci siamo baciati. Non c'è stato nulla di più e non ci siamo rivisti.

Nel frattempo ho viaggiato anche in Europa. Sono stato a Venezia per qualche giorno e, lo scorso anno, ho visitato Berlino per ben due settimane. Ho scelto la Germania perché sto cercando di imparare la lingua. Non sono riuscito ad incontrare ragazzi durante i miei viaggi, ma non importa.
Ottenere i visti per l'Europa non è facile. Mi sono dovuto recare all'ambasciata tedesca a Minsk con migliaia di fascicoli e documenti. E poi bisogna aspettare.

Quel che è certo è che un giorno vorrei trasferirmi a Berlino definitivamente. Magari conoscere un uomo italiano o tedesco che mi faccia perdere la testa. Vorrei una vita migliore. In Germania c'è libertà per le persone come noi ed io voglio prendermela, questa libertà. Qui a Gomel non riesco ad essere me stesso ed è per tale ragione che vorrei partire. Partire e non tornare più, anche se la mia città l'avrò sempre nel cuore.

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domenica 12 novembre 2017

"Il ragazzo con la valigia" di Chris Ethan: NARRATIVA GAY OGGI


TITOLO: Il ragazzo con la valigia

AUTORE: Chris Ethan, Phoenix Skyler (traduttrice)

EDITORE: Self Publishing

GENERE: Romance, Lgbt

PREZZO: 4,99 euro ( versione Kindle)

PAGINE: 197

Acquistabile su Amazon.it

"Non si era reso conto di quanto fosse importante una casa fin quando ne aveva avuta una. Ora non poteva fare altro che sperare di non morire durante la notte, dormendo sulle panchine, in metropolitana o sull’asfalto."

Pierce è un giovane senzatetto che vaga senza meta tra le trafficate vie di New York. È stato cacciato di casa dai genitori dopo aver rivelato di essere omosessuale. Con sé porta solamente una misteriosa valigia, unico retaggio del nonno da cui era stato tanto amato e capito.

Rafael è un prostituto sieropositivo con una storia simile a quella di Pierce: cacciato dai genitori, si è trovato costretto a vendere il proprio corpo per cercare di acquistare le costosissime medicine che gli servono per sopravvivere in un'America senza cuore in cui, se sei un Homeless senza copertura sanitaria, rischi di morire come un cane ai margini di un vicolo coperto di spazzatura.

Pierce e Rafael si incontrano quasi per caso e, anche se il primo approccio non è dei migliori, cominciano a prendersi cura l'uno dell'altro.

Riuscirà Rafael a procacciarsi il prezioso farmaco prima che sia troppo tardi? Avrà successo Pierce nel disperato tentativo di dare una svolta alla propria vita?

Gran parte delle risposte stanno proprio nella valigia che quest'ultimo porta sempre con sé e a cui è legato indissolubilmente come fosse un'estensione del proprio corpo, tanto da essere disposto a rischiare la vita pur di non separarsene. E soprattutto, la valigia contiene un segreto. Un segreto in grado di cambiare per sempre le esistenze di entrambi.

"Il ragazzo con la valigia" è un romanzo tanto improbabile quanto realistico e intrigante: due senzatetto omosessuali trovano l'amore tra le spietate strade di New York.

Chris Ethan è in grado di portarci a vagabondare tra viottoli malfamati, ostelli sudici e quartieri pericolosi con la stessa oggettività e concretezza di un film: l'obiettivo è sempre nitido e perfettamente a fuoco, riusciamo a scorgere ogni minimo particolare, nessun dettaglio è lasciato al caso tanto che possiamo figurarci i due protagonisti, indelebilmente segnati dal loro bagaglio e dalle esperienze,come se li avessimo costantemente davanti agli occhi in un flusso continuo di traversie e infortuni.
Infine, una perfetta alchimia di elementi contrastanti riesce a congiungere, senza minare la credibilità dell'opera, uno svolgimento ostinato e doloroso, che non guarda in faccia nessuno, con un lieto fine da favola.

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