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mercoledì 21 giugno 2017

Ecco i volti degli assassini di T Nhaveen, il diciottenne violentato, torturato e ucciso in Malesia perché gay


In foto, T Nhaveen

La notizia del giovane ragazzo ucciso in Malaysia perché gay sta riscuotendo attenzione a livello mondiale a causa dell'efferatezza e della brutalità dell'omicidio.
Aveva solo 18 anni, T Nhaveen: questa settimana avrebbe dovuto lasciare la città natale, Geroge Town, per trasferirsi a Kuala Lumpur e frequentare una scuola di musica attraverso la quale sarebbe riuscito a coronare il sogno di diventare musicista.
Aveva lavorato duramente in un supermercato a Bayan Lepas, oltre dieci chilometri da casa tutti i giorni, per riuscire a mettere da parte qualche soldo che lo avrebbe aiutato a pagarsi gli studi.

"Era fatto così, amichevole e allegro con tutti" rivela lo zio in un'intervista "Prima dell'aggressione l'avevo sentito al telefono, doveva venire a casa mia a mangiare pollo al curry. Ma ora non lo rivedrò mai più..."

Secondo la ricostruzione della polizia Nhaveen e l'amico T. Previin sono stati avvicinati da due ex compagni di classe (quegli stessi compagni da cui avevano subito bullismo a scuola) che hanno cominciato a penderli di mira in quanto omosessuali. Dopo l'arrivo di altri giovani (quattro o addirittura sei) è iniziato il pestaggio.

Previin riesce a fuggire e se la cava con alcune ossa rotte al volto, in particolare sotto l'occhio destro.

Nhaveen viene trascinato in un campo dove viene torturato e penetrato infinite volte con oggetti contundenti, nonché colpito ripetutamente alla testa. Sono stati inoltre riscontrati dai medici numerosi segni di ustioni sulla schiena. Morirà dopo cinque giorni giorni di coma.

Era fragile e forte al tempo stesso, rivelano i parenti: era epilettico ed era riuscito a lasciarsi alle spalle da pochi mesi un tumore al cervello. Nonostante ciò non aveva rinunciato ai suoi sogni, era sempre pieno di speranza, amava molto la musica e diceva che voleva diventare come A. R. Rahman, compositore e produttore musicale indiano che ammirava fin da piccolo. Era al settimo cielo all'idea di trasferirsi a Kuala Lumpur per studiare la sua passione.

Intanto sono stati identificati almeno quattro dei ragazzi che hanno preso parte all'omicidio, tutti tra i sedici e i diciotto anni: secondo la legge malesiana rischiano il carcere a vita o la pena di morte.

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giovedì 15 giugno 2017

Costretti a scendere dall'autobus perché trans: l'incredibile denuncia di Sebastian e Jennifer


I due giovani si trovavano in viaggio a bordo di un autobus dell'azienda SETA (Società Emiliana Trasporti Autofiloviari) sulla linea Perino-Piacenza quando il controllore ha chiesto loro di scendere perché non riconosceva le loro facce sui documenti.

In particolare il pubblico ufficiale, osservando il documento di Jennifer, avrebbe gridato che era una presa in giro e che il documento non apparteneva certo a lei in quanto la persona ritratta in foto era evidentemente un uomo. La ragazza, dopo aver provato a chiedergli di abbassare la voce per rispettare la sua privacy, tenta di spiegargli il suo percorso di transizione, con l'unico esito di ricevere maggiori insulti e umiliazioni: "Se sei un uomo perché ti travesti da donna?" avrebbe infatti urlato il controllore, spazientito, di fronte agli altri passeggeri.

A quel punto vengono entrambi invitati a scendere dal mezzo ed il controllore chiama i carabinieri per identificarli.
Jennifer, subito dopo l'episodio, ha avuto un attacco di panico ed è stata ricoverata al Pronto Soccorso di Piacenza.

Il MIT (Movimento Identità Transessuale), rappresentato dall'avvocatessa Cathy La Torre , fa sapere che agirà legalmente contro l'azienda di trasporti.

Tuttavia l'episodio mette in luce una situazione disastrosa, almeno in Italia, per quanto riguarda i diritti delle persone transessuali e, più in generale, delle minoranze.
"Vivo a Milano, in una bella zona, dove tuttavia ci sono ancora molti ragazzi e ragazze trans costretti a prostituirsi perché non trovano un altro lavoro." commenta Mirko Zoccarato, attivista lgbt "difficilmente trovano posto per mangiare o dormire alle mense e nei dormitori della Caritas perché lì iniziano le domande e i pregiudizi dei sedicenti religiosi."

Speriamo che almeno il coraggio di persone come Jennifer e Sebastian, che trovano la forza di fare denuncia, possa cambiare in qualche modo questa condizione di divarico sociale alle quali alcune minoranze, nel 2017, devono ancora sottostare.

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venerdì 9 giugno 2017

Human Safari è la nuova icona gay di Youtube?


Per chi non lo ricordasse, Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, nasce come agente di viaggi presso Adda Viaggi a Cassano d'Adda in provincia di Milano, agenzia di proprietà dei genitori. Nel 2011, attratto dalla possibilità di scoprire il mondo, inizia il primo itinerario attraverso luoghi e destinazioni esotiche come i Caraibi, l'India e l'Egitto.
Il 23 Ottobre 2012 carica su YouTube uno dei suoi primi video, intitolato ON/OFF, in cui riassume il percorso compiuto immortalandosi per pochi secondi in luoghi o momenti particolarmente significativi, riproponendo un format che diventerà virale anche in Italia.
In tempi da record il suo canale, dedicato totalmente all'esplorazione di nuovi territori e località, raggiunge una popolarità enorme e lungo il tragitto, non sempre in discesa, si aggiungono nuovi amori e amicizie come, ad esempio, il controverso rapporto con Marcello Ascani, in seguito diventato anch'egli Vlogger, Francesco Galati detto "Il Signor Franz" e Serena Bertozzi detta "Matcha Latte".

Tuttavia Human Safari risulta particolarmente popolare nell'ambiente gay, infatti (oltre ad essersi dichiarato attraverso un video su Youtube) con il suo aspetto ed il suo look contrastanti risulta quasi un ibrido tra un Gesù ammiccante ed un avventuroso Indiana Jones ed ha già stregato e fatto infatuare in molti (ed anche molte, sicuramente).
Ma non è finita: Human Safari è anche intraprendente, estroverso e discreto al tempo stesso, sagace, autoironico... ma saranno sufficienti queste qualità per conquistarsi il titolo di Icona gay di Youtube?

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martedì 6 giugno 2017

Mancano poche settimane all'inizio del World Pride 2017 e Madrid si tinge di arcobaleno


Con epicentro a Chueca, il quartiere gay di Madrid, Il World Pride 2017 è la festa mondiale dell’Orgoglio LGBT e si celebrerà nella capitale spagnola attraverso varie iniziative dal 23 Giugno al 2 Luglio.

In particolare, durante questi giorni avranno luogo la celebrazione della Conferenza Internazionale dei Diritti Umani (26-28 giugno) e il Pride Park (uno spazio culturale gestito da organizzazioni, associazioni e compagnie nazionali e internazionali che operano nell'ambito delle politiche LGBT).

Per l'occasione il sindaco Manuela Carmena ha installato in tutta la città luci semaforiche dove compaiono coppie dello stesso sesso: un investimento di 21.747 euro, che tuttavia risulta irrisorio in confronto ai guadagni prospettati dall'evento: si stima infatti un ritorno economico di almeno 300 milioni di euro, previsione che risulta addirittura fin troppo cauta visto che l'ultimo World Pride a Toronto aveva portato alle casse della città ben oltre 700 milioni di euro.
Altre città che hanno ospitato un World Pride sono Roma, Londra e Gerusalemme, mentre il prossimo si terrà a New York nel 2019.

I nuovi semafori gay friendly a Madrid

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venerdì 2 giugno 2017

Una vita per combattere la pedofilia: Intervista a Francesco Zanardi (VIDEO)


Guarda subito l'intervista esclusiva a Francesco Zanardi "Una vita per combattere la pedofilia":

Francesco Zanardi nasce a Torino il 19 luglio 1970. Dopo essersi trasferito a Savona nei primi mesi di vita assieme ai genitori, frequenta giovanissimo la parrocchia di Spotorno, dove cade nella rete del prete pedofilo Don Nello Giraudo. Dal 2008 continua a vivere a Savona con il proprio partner Manuel Incorvaia.
Nel 2009 fonda Rete L'Abuso , un'associazione senza scopo di lucro che si occupa di dare sostegno, anche legale, alle vittime di pedofilia e che, tra le varie funzioni, ha tracciato per la prima volta in Italia una mappa delle diocesi non sicure, ossia frequentate da preti già segnalati per pedofilia.

In foto, Francesco Zanardi con il proprio compagno Manuel Incorvaia

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lunedì 29 maggio 2017

Altro scandalo per la compagnia aerea United Airlines, questa volta ai danni di una famiglia lgbt


Già lo scorso mese, il 9 Aprile 2017, United Airlines era stata al centro del dibattito per aver malmenato brutalmente e trascinato fuori un passeggero da un aereo in partenza da Chicago per Louisville a causa di un overbooking. La compagnia aveva infatti, ricordiamo, venduto più biglietti rispetto ai posti realmente disponibili: l'utente designato casualmente dal computer di bordo per abbandonare il volo era stato proprio il dottor David Dao, un medico che doveva arrivare urgentemente a destinazione per curare dei pazienti gravi e che perciò si era rifiutato di scendere. In risposta al diniego il personale della compagnia, con l'ausilio degli addetti alla sicurezza dell'aeroporto, ha provveduto a spaccare il naso al sessantanovenne sbattendogli la faccia contro lo schienale e a trascinarlo fuori di peso, mentre il resto dei passeggeri osservava in stato di shock.

Anche questo mese la compagnia non si è smentita: il 20 di Maggio infatti Henry Amador-Batten, cinquantatreenne padre arcobaleno che volava assieme al figlio di 5 anni verso la Carolina del Nord per raggiungere il suo compagno, è stato accusato da un assistente di volo di "tenere le mani troppo vicine ai genitali del bambino".

Uscito dall'aereo si è trovato ad affrontare un interrogatorio da parte della polizia, allertata dallo zelante assistente di volo, dove ha dovuto spiegare che teneva le mani sulle ginocchia del piccolo per rassicurarlo e farlo sentire al sicuro in quanto "suo figlio ha paura di volare".

Intanto gli hashtag #boycottunited e #boycottunitedairlines continuano ad essere estremamente popolari sui Social Media: dopotutto, perché viaggiare con una compagnia che lede i diritti fondamentali dei propri passeggeri? Un volo presuppone infatti l'inizio di un'avventura, ma con United Airlines rischia di tramutarsi in tutt'altra esperienza.

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venerdì 19 maggio 2017

A San Pietroburgo il primo supermercato vietato ai gay


Recentemente inaugurato dall'imprenditore russo ortodosso German Sterligov, il supermercato di prodotti biologici "Sol i Hleb" (in Italiano: "Pane e Sale") ha aperto i battenti esponendo all'entrata un'insegna controversa ed apertamente omofobica che recita: "Vietato l'ingresso ai gay".
Il gruppo di attivisti Lgbt Coming Out ha già chiesto la rimozione del cartello sostenendo che incita all'odio, ma come ben siamo a conoscenza i gruppi Lgbt in Russia non hanno alcun potere, alcuna voce in capitolo, mentre Sterligov è uno degli imprenditori più ricchi e famosi del paese.

A "Sol i Hleb" il pane viene venduto per la cifra stratosferica di 1650 rubli al chilo (circa 25 euro) e l'élite che lo frequenta è costituita perlopiù da ortodossi ricchi o benestanti.

È stato Von Yao, giovane e stravagante artista asiatico residente a San Pietroburgo, a segnalare per primo l'insegna ai media internazionali. Un ringraziamento speciale va doverosamente anche alla giornalista Isadora Wallnoefer, che per prima ha accolto la segnalazione.

In foto, Von Yao

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