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martedì 26 giugno 2018

"Chiamami col tuo nome" di André Aciman: NARRATIVA GAY OGGI






TITOLO: Chiamami col tuo nome

AUTORE: André Aciman

EDITORE: Guanda

GENERE: sentimentale, Lgbt

PREZZO
: 4,99 euro ( versione Kindle) ; 14,45 euro ( versione cartacea)

PAGINE: 271

Acquistabile su Amazon.it

"Non tirare lo sciacquone" lo pregai, "voglio vedere." Ciò che vidi scatenò in me una fitta compassione per lui, per il suo corpo, per la sua vita, che all'improvviso mi sembrava così fragile e vulnerabile. "Adesso i nostri corpi non hanno più segreti" dissi sedendomi a mia volta sulla tazza. Oliver era saltato nella vasca da bagno e stava per aprire la doccia. "Voglio che tu veda cosa faccio io" gli dissi. Lui fece ben di più. Uscì dalla vasca, mi baciò sulla bocca e, premendomi e massaggiandomi la pancia con il palmo della mano, assisté all'evento.

La relazione tormentata e mai portata fino in fondo tra due giovanissimi nel corso di un'estate. Un romanzo colmo di desiderio e angoscia. Elio, diciassette anni, musicista e accanito amante della letteratura e della filosofia, e Oliver, un giovane professore universitario ventitreenne dai modi disinvolti: si incontreranno in una sperduta casa di campagna nel Ponente ligure e, tra scambi culturali, confessioni audaci e passioni forti, si trovaranno e si perderanno.

Gran parte del libro racconta in prima persona le fantasie sessuali dell'adolescente Elio. Come in un libro erotico che non arriva mai al dunque, veniamo a contatto con abbigliamento intimo annusato di nascosto, sguardi rubati, timidi approcci nel tentativo di tastare il terreno, sogni ad occhi aperti e, sopratutto, masturbazione.

Le numerose citazioni letterarie, che pure contraddistinguono "Chiamami col tuo nome", non vengono quasi mai approfondite, rimangono perlopiù in superficie impendendo al lettore di immedesimarsi.

Le parti crude e "trash", come gli scambi di saliva, lo sperma secco sulla pelle, "svolazzina", la defecazione, il dito medio nell'ano, il vomito, costituiscono le parti più interessanti del narrato e vengono inserite nel contesto con l'evidente intento di elevare pulsioni e perversioni (in senso freudiano) a qualcosa di più nobile e "spirituale". Purtroppo non sempre il processo di sublimazione riesce alla perfezione.
Il romanzo risulta un flusso di coscienza interminabile in cui, a volte, si ha la sensazione che manchi qualcosa. Qualcosa che renda i protagonisti reali, credibili, e non semplici frammenti della personalità di Aciman.
Elio e Oliver sono due lati della stessa medaglia. Due personaggi che hanno poco e niente a che vedere con la giovinezza. Ogni attimo traspaiono, lampanti, il carattere e l'indole di uno scrittore anziano a manovrare le fila.
Anche se la scrittura è abbastanza scorrevole, la trama è noiosa e poco originale.

Un discorso a parte andrebbe fatto per il finale ("I luoghi dello spirito"). In questo ultimo capitolo Elio e Oliver si incontrano dopo vent'anni. Entrambi ricordano tutto, ogni minimo particolare di una storia vissuta intensamente, ma mai fino in fondo.
Lancinante e nostalgico, Aciman racchiude in poche pagine la tensione emotiva che era venuta a mancare in precedenza.
Nondimeno, per arrivare fin qui, si devono scorrere pagine e pagine di atti mancati, di nulla assoluto.

Guardami negli occhi, trattieni il mio sguardo, e chiamami col tuo nome.








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domenica 17 giugno 2018

Nigeriano, gay, rifugiato




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Gran parte dei rifugiati per discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale in Regno Unito proviene dalla Nigeria.
Qui per il "reato" di omosessualità si rischiano fino a 14 anni di carcere, cento frustate e, in alcuni casi, persino la lapidazione.
Se sei gay e non ti ammazza lo Stato, ci pensa comunque il vicino.
In Nigeria, è risaputo, la gente ti mette uno pneumatico intorno al collo e ti brucia vivo. Non importa a nessuno.

Recentemente proprio il Regno Unito ha respinto la richiesta d'asilo di Adeniyi Raji, originario di Lagos, Nigeria, fuggito dal paese a causa delle leggi omofobe. Laddove la richiesta d’asilo non venga accolta, scattano l’espulsione e il rimpatrio come da prassi.

Adeniyi, 43 anni, intratteneva una relazione extraconiugale omosessuale.
La moglie, dopo averlo scoperto, ha chiesto immediatamente il divorzio denunciandolo alle autorità, che a loro volta hanno reso pubblica la vicenda.


Anche in Uganda, come in Nigeria, gli omosessuali vengono emarginati pubblicamente


Dopo aver divorziato e perso il lavoro, Raji è riuscito a prendere un volo per la Gran Bretagna, richiedendo la protezione umanitaria. Dopo lunghi mesi e numerosi trasferimenti in vari centri di detenzione, finalmente arriva il verdetto.

"La corte ha analizzato il caso e ritenuto nulle le prove per le quali il mio assistito sarebbe a serio rischio di vita se venisse ritrasferito in Nigeria, ma non ci sono nemmeno evidenze che smentiscano i documenti che abbiamo presentato", spiega Bhaveshri Patel-Chandegra, avvocato di Adeniyi Raji.

“Il problema è che i richiedenti asilo vengono spesso trattati come bugiardi” sostiene Bisi Alimi, attivista e blogger Lgbt nigeriano residente a Londra, “diventa loro responsabilità dimostrare di essere omosessuali e che la loro incolumità sia in pericolo. La maggior parte delle volte è difficile trovare delle prove, proprio perché questi ultimi hanno vissuto la loro vita privata di nascosto."


Bisi Alimi


Tra giugno 2015 e marzo 2017 sono state presentate 362 domande di asilo basate sull'orientamento sessuale, delle quali solo 63 sono state approvate.
Spesso gli omosessuali riescono a ottenere lo status di rifugiati solo dopo estenuanti lotte e appelli.
Sulla vicenda di Adeniyi si è espresso anche un portavoce del Ministero degli Interni britannico, il quale ha dichiarato:
"Il Regno Unito detiene un'importante primato nella concessione d’asilo politico a coloro che necessitino protezione, ogni richiesta viene studiata e analizzata individualmente. Abbiamo lavorato in stretta collaborazione con organizzazioni e associazioni di beneficenza, tra cui Stonewall e UNHCR, per migliorare la formazione degli assistenti sociali in materia d'asilo".

Speriamo dunque che l'appello di Raji venga rivalutato, al fine di garantire sicurezza e serenità a chi, semplicemente, ha avuto il coraggio di amare in un paese dove il suo amore era proibito.



Notizie Gay Dal Mondo
in collaborazione con Astrid Green
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venerdì 15 giugno 2018

Mondiali ANTI- LGBT?



Il suo nome è Peter Tatchell, un attivista gay che questa settimana si era recato in Russia non per tifare la squadra di calcio del cuore, ma per protestare contro i diritti negati e i soprusi verso la comunità Lgbt. In mano reggeva un cartello con su scritto: "Putin non agisce contro le torture degli omosessuali in Cecenia."
La manifestazione, pacifica è solitaria, è durata solo pochi minuti. Dopodiché sono scattati la censura e l'immancabile arresto da parte delle forze dell'ordine.
Arresto che non hanno dovuto subire prima di lui anche innumerevoli attivisti autoctoni, in nome della famosa legge anti propaganda gay.


Peter Tatchell


Football Supporters’ Federation aveva già avvisato con un comunicato che i mondiali in Russia non sarebbero stati sicuri per la comunità Lgbt e, in un post risalente all'11 maggio, consigliava la massima discrezione e di non mostrarsi in atteggiamenti affettuosi col proprio partner in pubblico, definendo la cultura del paese come "poco tollerante".

Questo fine settimana una coppia gay francese è stata vittima di un attacco omofobo a San Pietroburgo. Uno dei due, O. Davrius, avrebbe subito una lesione al cervello, oltre che una frattura alla mandibola. I responsabili, identificati dalla polizia, sono Ismet Gaidarov , 25 anni, e Rasul Magomedov , 24 anni.



Alexander Agapov

È andata decisamente meglio ad Alexander Agapov, presidente della Federazione Russa Sport LGBT, che ha coraggiosamente spiegato e sventolato una bandiera arcobaleno allo Stadio Lužniki di Mosca durante il discorso inaugurale del presidente Vladimir Putin. Al momento pare non abbia ancora ricevuto ripercussioni.



Uno bacio gay? Una manifestazione di tolleranza durante il match tra due nazioni omofobe (Russia e Arabia Saudita)?
Non proprio, piuttosto un fenomeno di realtà aumentata visibile solo puntando la telecamera del proprio telefonino sugli spalti. Il tutto, reso possibile da un apposito link.

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martedì 5 giugno 2018

Primo gay pride della storia in... Antartide!





La stazione McMurdo è una base antartica permanente abitata da pochi scienziati. Durante l'inverno ospita solamente 150 residenti, circa un quarto dell'intera popolazione del continente. Le temperature si aggirano attorno ai −50 °C.



Ciononostante né le condizione climatiche estreme, né il profondo isolamento, hanno scoraggiato Shawn Waldron, Evan Townsend e gli altri organizzatori (circa 10 persone LGBT), che sabato 2 giugno hanno cominciato i festeggiamenti per il primo gay pride mai avvenuto in quelle terre sconfinate, selvagge e desolate.
Tra gli eventi svolti vi sono stati una notte in un "bar gay" improvvisato, una serata di cinema LGBT e una piccola sfilata con tanto di bandiere arcobaleno.

"È importante festeggiare ovunque" fanno sapere gli oganizzatori "Ogni persona che celebra il pride è un esempio di ciò che la comunità LGBT è tutt'oggi e ne rivela le potenzialità. Veniamo a scoprire poco a poco che queste ultime sono illimitate. Ed è un'occasione per ricordarlo sia al mondo che a noi stessi."

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venerdì 18 maggio 2018

Inclusivo e pericoloso: le innumerevoli contraddizioni del Brasile





Ogni anno milioni di persone si riuniscono per partecipare ai Pride di San Paolo e Rio de Janeiro. Il matromonio omosessuale è in vigore dal 2013, l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso è ampiamente riconosciuta, l'arruolamento nelle forze armate sembra non dare adito ad alcun tipo di discriminazione: insomma, a livello internazione il Brasile si distingue per la sua cultura tollerante, aperta e accogliente.

Nondimeno, a tutta questa inclusione si contrappone un lato oscuro, probabilmente meno noto ma non per questo meno incombente.

Rio de Janeiro, 2010. Alexandre Ivo, 14 anni, esce per una serata con degli amici gay quando, al ritorno dalla festa, viene aggredito e sequestrato da alcuni ragazzi più grandi. Dopo una tortura che si protrae per due interminabili ore, quando è ormai a terra e indifeso, senza battere ciglio lo sollevano e lo impiccano ad un ramo con la sua stessa maglietta. Il corpo viene poi abbandonato senza vita in un campo. Sarà ritrovato il giorno seguente dalla polizia con i denti rotti, il viso sfigurato, ematomi su tutto il corpo e una frattura esposta sul capo. I tre presunti assassini, Alan Siqueira Freitas, Eric Boa Hora Bedruim e André Luiz Cruz Souza, non sono mai stati condannati per mancanza di prove.




Goias, 2014. João Antônio Donati, 18 anni. Anche lui strangolato, violentato, il collo e le braccia rotte. Il cadavere è stato abbandonato in un terreno incolto, un foglio accartocciato in bocca con su scritto: "Fermiamo la piaga gay".


San Paolo, 2018. Matheus Passarelli, 21 anni e attivista Lgbt non binario. Scomparso questo 29 Aprile, i suoi resti sono stati ritrovati solo recentemente. Bruciato vivo, carbonizzato tanto da essere irriconoscibile, le speranze di recuperare indizi, compiere una ricostruzione accurata e trovare gli assassini si fanno sempre più disperate e inconsistenti.


I dati parlano chiaro: In Brasile ogni giorno un ragazzo omosessuale viene brutalmente assassinato. Secondo il Grupo Gay Bahía (GGB) nell'ultimo anno c'è stato addirittura un incremento del 30% e, se nel 2016 le vittime erano state 343, nel 2017 sono aumentate a 445. Di queste ultime, il 44.6% erano gay, il 43.9% transessuali, il 9.7% lebiche e l'1.3% bisessuali.

Tuttavia il pericolo maggiore è proprio per le persone trans, che secondo le stime non raggiungerebbero il milione di individui, mentre la popolazione gay si aggira attorno ai venti milioni.

Se in Brasile l'aspettativa media di vita di una persona etero è di 75 anni, per un trans arriva a malapena a 35.

Il quotidiano spagnolo El Mundo in un articolo risalente al 2015 ("Transexuales, la cara más frágil de Brasil") riporta che il 50% dei transessuali uccisi in tutto il mondo provengono proprio dal Brasile.

In un paese dove il 77% degli abitanti ha già chiesto la criminalizzazione dell'omofobia (e transfobia) come reato, può una minoranza omofoba fare la differenza?



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domenica 22 aprile 2018

"La prima estate" di S L Arche: NARRATIVA GAY OGGI





TITOLO: La prima estate

AUTORE: S L Arche

EDITORE: Self Publishing

GENERE: erotico, Lgbt

PREZZO: 1,99 euro ( versione Kindle)

PAGINE: 119

Acquistabile su Amazon.it


Iniziai a spogliarlo, sfilandogli la maglietta. Anche lui mi aiutò a scivolare fuori dai miei vestiti come se fossi stato un serpente che cambiava finalmente pelle, che trovava finalmente il nuovo se stesso.


Luca e Lukas sono fratellastri.
Si incontrano per la prima volta nel corso di un'estate e, nonostante le differenze e la difficoltà del primo ad accettarsi, vanno a letto assieme e si innamorano.
"La prima estate" racconta una storia semplice, ma anche curata e ben scritta, dove tutto scorre, senza troppi colpi di scena, verso il prevedibile lieto fine.
Una storia sentimentale/erotica leggera e frizzante. Adatta, grazie anche al richiamo presente nel titolo, a una lettura sotto l'ombrellone durante l'imminente periodo estivo.
Un romanzo scorrevole, in perfetto stile Harmony ma con protagonisti al maschile, che l'autore ha voluto regalare ai propri lettori, e in cui ad ogni pagina si percepiscono chiaramente lo sforzo e l'attenzione nell'ottenere un editing impeccabile.
Consigliatissimo agli amanti del genere.

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"Io, Lauro e le rose" di Mario Artiaco: NARRATIVA GAY OGGI






TITOLO: Io, Lauro E Le Rose

AUTORE: Mario Artiaco

EDITORE: Self Publishing

GENERE: Drammatico, Lgbt

PREZZO: 3,99 euro ( versione Kindle) ; 15,60 euro ( versione cartacea)

PAGINE: 336

Acquistabile su Amazon.it


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Scomparve dietro un’anonima porta, tra l’indifferenza di un mondo che non sapeva riconoscere in lui un grande uomo.

Diego, Lauro e Raffaele sono amici fin dall’infanzia. Amici da quando, assieme, poco più che bambini, si sono recati al porto di Meta di Sorrento e hanno sottratto una barca a remi sperando di raggiungere Città del Messico giusto in tempo per assistere ai Mondiali.
Un viaggio pianificato nei minimi dettagli attraverso lo stretto di Gibilterra, passando poi per l’Oceano Atlantico e il Mare del Nord e, giusto per non perdere di vista la costa, circumnavigando la Groenlandia e il Nord America.
Giungono, come prevedibile, solo fino Castellammare di Stabia, dove vengono bloccati dalla guardia costiera.
Nondimeno, l'avvenimento si imprime nelle menti dei protagonisti come un’avventura straordinaria.
È il tempo dei giochi, le prime cotte, le partite e le scommesse calcistiche, il fragrante profumo del pane e dei dolci, la spensieratezza, la fantasia e i sogni inarrivabili.

La felicità è uno splendido uomo senza età, goffo, instabile, dolce e cocciuto, incapace di comprendere tutto e bene e fino in fondo, che corre impazzito sulla banchina del porto di Meta di Sorrento, con le braccia levate al cielo, con uno zainetto in spalla e un berretto giallo e blu ben calzato in testa, pronto a salpare per coronare il suo sogno!

Tuttavia “Io, Lauro e Le Rose” è prima di tutto un dramma dove nulla è come appare, nemmeno la felicità e l'innocenza della giovinezza.
Quando viene improvvisamente fuori l’omosessualità di Raffaele, i tre si allontanano per rincontrarsi dopo vent’anni. Cambiati, ma non troppo.
Le strade di Diego e Raffaele si incrociano nuovamente, quasi per caso. Quest’ultimo convive con Luigi, un compagno geloso ma che gli vuole bene.
È, paradossalmente, proprio un’occasione fortuita che ha dato la possibilità a questo romanzo di venire alla luce, ma, soprattutto, ad un’amicizia di riscattarsi.

Ci ritrovammo seduti su una panchina di una terrazza di fronte al mare. Faceva freddo.
Rispettavamo quel maestoso silenzio che il vento trascinava dalla battigia sin dentro le nostre narici.
Fissammo entrambi il punto dove tutto ebbe inizio. Non facemmo a tempo a guardarci in faccia che scoppiammo a ridere.
“Come va la tua vita?”


La serenità del ritrovamento viene ben presto sostituita dalla consapevolezza, per Raffaele, di essere malato di un tumore difficile da curare. Il tempo stringe ed è impietoso. L’unico modo per recuperare appieno un rapporto, è liberarsi dei macigni custoditi nel cuore.
Di fronte all’illusorio idillio dell’infanzia felice, di fronte ai bei ricordi, prende posto pian piano una verità fatta di genitori assenti o carnefici, di omofobia ed esclusione, di pedofilia, schiavitù e torture.
Mario Artiaco ritrae inesorabilmente un mondo in cui i buoni e gli ingenui vengono asserviti e umiliati: attraverso una storia vera che, raccontata in modo esplicito e senza schermi, lascia trasparire un chiaro messaggio di denuncia, l'obiettivo è quello di aprire gli occhi e le menti.
Perché l’autore non possiede solo il coraggio di denunciare, ma anche l’incredibile lucidità di rielaborare gli avvenimenti e disporli sulla carta secondo un disegno ben preciso.
Di mettere mano al caos e trarne, come per incanto, due fasci di rose rosse, dei quali solo il primo verrà deposto su una tomba vuota.

Siamo, come ventitré anni fa circa, io, Lauro e le rose.

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