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giovedì 6 agosto 2015

Si complica la vicenda del tentato omicidio a Genova, ma gli aggressori sono stati ripresi da telecamere

Continua l'indagine della Procura per il tentato omicidio del ragazzo ridotto in coma farmacologico perché ritenuto omosessuale (erroneamente, tra l'altro) a causa del look eclettico: i presunti aggressori (4 ragazzi e 2 ragazze) sono stati immortalati da telecamere di videosorveglianza, uno di loro sembrerebbe avere un tatuaggio tribale sul collo abbastanza riconoscibile.
Intanto è reso noto il nome dell'autista AMT che ha assistito alla scena senza intervenire, né chiamare la polizia o i soccorsi: si chiama Simone Furfaro, 33 anni, ed è ora indagato per favoreggiamento. Per il momento si limita a ribattere:
«Io non ho visto nulla e sapete una cosa? - ha ripetuto al maresciallo che era andato a portargli l’avviso di garanzia - Mio nonno mi ha insegnato che nella vita è meglio farsi i fatti propri»
A me mio nonno non ha insegnato nulla perché è morto troppo presto. Tuttavia se avesse potuto farlo, mi avrebbe sicuramente insegnato che nella vita bisognerebbe sempre aiutare il prossimo quando lo si vede in difficoltà. Sarebbe bastata una chiamata, in fondo.

Speriamo solo che l'omertà non paghi anche questa volta in Italia e che Furfaro si trovi a fare veramente i conti con la legge, proprio come la banda di criminali (esatto, questi assassini fascistoidi sono i veri criminali, non i graffitari, coloro che scendono in piazza per far valere le proprie idee o gli eroi come Carlo Giuliani) che attendiamo venga identificata il prima possibile.


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