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lunedì 13 novembre 2017

Life stories: Andrej. Essere gay in... Gomel, Bielorussia


Tra radiazioni e incontri furtivi nella città più colpita dal disastro di Černobyl'

Andrej

Mi chiamo Andrej, ho 25 anni e vivo a Gomel, Bielorussia. Sono del 1991, venuto al mondo appena qualche anno dopo l'incidente alla centrale nucleare di Černobyl' che ha fortemente contaminato la nostra città. Sono nato con un leggero dislocamento osseo al torace, fortunatamente non ho avuto altre conseguenze. Non penso siano importanti per noi, le radiazioni. Ci abbiamo sempre convissuto e continueremo a conviverci. Ogni tanto appare qualche neonato con lievi mutazioni genetiche o piccoli difetti allo scheletro e agli organi interni, ma è una cosa con cui dobbiamo fare i conti.

Gomel è una città di circa 500.00 abitanti vicino al confine ucraino. Qualche bar, una manciata di ristoranti, tre cinema, parchi... una città tranquilla!

Abito in via Parizhskoy Kommuny vicino al fiume Sozh, in un modesto appartamento di proprietà assieme ai miei genitori. Non ho mai parlato molto con loro. Mia madre fa l'economista e lavora sempre in mezzo a mille scartoffie e grafici. Mio padre non fa nulla, l'unica occupazione che conosce è quella di ubriacarsi quotidianamente davanti alla Tv. E picchiare mia madre, quando capita.

Non sono dichiarato, non capirebbero.

Ho svolto una vita abbastanza comune.
Dai 6 ai 16 anni sono andato alla "scuola d'inglese". Solitamente gli studenti in Bielorussia hanno un'unica lezione d'inglese a settimana, ma dove andavo io ce n'erano ben due al giorno. Dopo, dai 16 ai 21 anni, ho frequentato l'università dove mi sono laureato in ingegneria edile.Tuttora lavoro per una ditta che si occupa di progetti di ristrutturazione.

Sapevo fin da piccolo di essere gay. O meglio, ne avevo avuto un sentore. Eppure la prima volta che mi è venuto in mente di incontrare un ragazzo avevo 18 anni. Era un coetaneo, bello da far paura. Tuttavia non ero "abbastanza" per lui e dopo una breve chiacchierata lungo le vie di Gomel ci siamo congedati.

Triste per l'insuccesso, per un anno non incontrai altre persone. Fino a che, a 19 anni, feci conoscenza con un ragazzo sul sito di incontri russo date.bluesystem. Si chiamava Feliks, aveva 26 anni ed abitava a Mosca, ma la distanza non mi spaventava. Avevo quasi vent'anni ed ero ancora vergine. Sentivo che se non avessi fatto qualcosa, la vita mi sarebbe passata davanti senza che me ne accorgessi. Ho immediatamente comprato un volo per Mosca con i risparmi. Era la prima volta che uscivo dal paese.

Feliks era originario di Petropavlovsk-Kamčatskij, all'estremo oriente russo, ma si era trasferito a Mosca per cercare di diventare un avvocato di successo. Mi ha accolto nel suo appartamento per una settimana.
Poco dopo il mio arrivo ci siamo baciati e abbiamo fatto subito sesso. L'ho fatto entrare dentro di me. Ero impaziente. Non credo nemmeno mi sia mai veramente piaciuto come tipo: era un ragazzo normale, smilzo e filiforme, capelli corvini e lucenti portati con un anonimo taglio a spazzola. Né bello né brutto. Ad oggi penso che questi siano stati gli unici motivi per cui ci sono andato a letto offrendogli la mia verginità: curiosità e impazienza.

Da lì in poi, non l'ho più fatto con altri. Aspetto ancora la persona giusta.

Abbiamo continuato a fare sesso tutta la settimana. Mi scopava più volte al giorno e in diverse posizioni. Tutta l'esperienza sessuale che ho l'ho acquisita da lui perché dopo non c'è più stato nessuno.
Successivamente è venuto a trovarmi a Gomel. Ha affittato un appartamento per tre giorni, solo per noi. L'abbiamo fatto di nuovo.

Se ci ripenso, non riesco veramente a ricordare cosa mi avesse attratto di lui. Eppure stavo cominciando a pensare che fossimo fidanzati o qualcosa del genere. Abbiamo continuato a chattare per i mesi a venire, finché non ho scoperto che usciva con altri ragazzi a Mosca. Decisi di recidere i contatti.

Dopodiché mi sono messo a chattare con un tipo di San Pietroburgo. Dopo quasi un anno di chat, mi sono fatto coraggio e sono partito per incontrarlo. Avevo vent'anni e lui ventidue. Faceva il barista, era alto e muscoloso. Non poteva ospitare quindi ho affittato una stanza. Mia madre mi aveva dato un po' di denaro per l'occasione. Era il mio secondo viaggio. E naturalmente l'ho invitato a dormire da me.

Cosa successe? Non successe nulla.
Bevemmo fino a scoppiare all'interno dell'appartamento e ci baciammo per qualche minuto. Mi girava la testa, ero euforico. Mi mise una mano sulla schiena, sotto la maglietta. Mi spogliò e cominciò a succhiarmi un capezzolo. Non capivo più niente, tutto pareva scorrere a un ritmo lento e cadenzato. Stava per sfilarmi di dosso anche gli slip, quando lo fermai. "No..." gli dissi "Non così. Non in questo modo."
Volevo semplicemente aspettare che fossimo entrambi sobri. Di tutta risposta si rivestì e si richiuse la porta alle spalle. Non lo rividi mai più.

Da quel momento ho incontrato soltanto un altro ragazzo. Avevo 23 anni e lui dieci in più di me. Mi ha portato a fare un giro in macchina e ci siamo baciati. Non c'è stato nulla di più e non ci siamo rivisti.

Nel frattempo ho viaggiato anche in Europa. Sono stato a Venezia per qualche giorno e, lo scorso anno, ho visitato Berlino per ben due settimane. Ho scelto la Germania perché sto cercando di imparare la lingua. Non sono riuscito ad incontrare ragazzi durante i miei viaggi, ma non importa.
Ottenere i visti per l'Europa non è facile. Mi sono dovuto recare all'ambasciata tedesca a Minsk con migliaia di fascicoli e documenti. E poi bisogna aspettare.

Quel che è certo è che un giorno vorrei trasferirmi a Berlino definitivamente. Magari conoscere un uomo italiano o tedesco che mi faccia perdere la testa. Vorrei una vita migliore. In Germania c'è libertà per le persone come noi ed io voglio prendermela, questa libertà. Qui a Gomel non riesco ad essere me stesso ed è per tale ragione che vorrei partire. Partire e non tornare più, anche se la mia città l'avrò sempre nel cuore.

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