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giovedì 13 luglio 2017

Jahed Choudhury e Sean Rogan: i primi sposi gay di fede musulmana


Si sono sposati a Walsall, una piccola cittadina inglese, poco più di centocinquantamila abitanti ma a soli 10 km da Birmingham.

Jahed Choudhury, 24 anni, aveva tentato il suicidio a causa della forte omofobia subita a scuola, in moschea e soprattutto in famiglia. Poi ha incontrato Sean e sono andati a vivere assieme per due anni. Infine hanno deciso di sposarsi.

Una storia semplice, sofferta. "Vogliamo mostrare a tutto il mondo che si può essere gay e musulmani" ha dichiarato la coppia durante il matrimonio, vestita di abiti fortemente tradizionali.

"La mia famiglia viene dal Bangladesh ed ha una mentalità estremamente chiusa riguardo all'omosessualità" aggiunge Jahed "sono sempre stato considerato la pecora nera. Ho incontrato Sean per la prima volta mentre stavo piangendo seduto su una panchina. Volevo farla finita, tentare il suicidio per la seconda volta. Ora, grazie a lui, ho trovato la forza di guardare avanti.
A scuola i compagni mi chiamavano maiale, mi tiravano addosso secchi di immondizia. Ero disperato. Ho cambiato compagnie, ho avuto una ragazza, ho preso medicine per "curarmi" dall'omosessualità, sono andato persino in pellegrinaggio in Arabia Saudita e Bangladesh.
Poi un giorno un gruppo di musulmani che conoscevo mi ha aggredito e ha scritto "frocio" sulla facciata della moschea che frequentavo da 15 anni. Non mi è stato più permesso di entrare e le aggressioni sono aumentate. A quel punto ho tentato il suicidio."

Ora Jahed è affetto da un disturbo da stress post traumatico e fa ancora molta fatica a relazionarsi con gli altri, nonostante assieme a Sean si senta più tranquillo.

Il matrimonio tra i due potrebbe essere rivoluzionario e segnare un importante passo avanti sia per la comunità musulmana che per quella Lgbt.

Ciononostante, anche in questo caso non mancano i commenti negativi di musulmani estremisti: "Questi due non sono musulmani" commenta su Facebook Rizwad Asad Khan, oppure ancora: "Zindeeq (apostati, infedeli), definirli musulmani è come magiare carne tutti i giorni e definirsi vegetariani" sostiene Mustafa Falleh, che tra l'altro ricopre il ruolo di coordinatore presso un'associazione di sostegno per rifugiati chiamata Refugees got talent.

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